Vendemmia 2023 fra luci ed ombre

Secondo Azzali (Confagricoltura Piacenza) è stata una vendemmia difficile con un calo produttivo stimato globalmente attorno al 15% ma grazie all'esperienza l'annata sarà comunque di qualità

Una vendemmia difficile, ma gestibile con le opportune accortezze messe in campo da tecnici esperti. Questo in estrema sintesi è quanto emerge da un confronto interno agli operatori di settore di Confagricoltura Piacenza.

“Nemmeno Piacenza è estranea alle conseguenze della mutazione del clima – sottolinea Chiara Azzali, presidente della sezione di prodotto vitivinicola -. Abbiamo dovuto fronteggiare lunghi periodi di siccità, ondate di calore e brevi periodi di pioggia, anche se in modo differente da vallata a vallata”. In particolare, le piogge sono state più scarse in Val d’Arda rispetto alle altre aree del piacentino, questo si traduce anche in un risultato differente in vigneto e in cantina. “Le condizioni difficili in vigneto sono state compensate dall’esperienza in cantina e grazie all’estrema cura che si è dovuta impiegare in fase di raccolta, intervenendo in modo assolutamente mirato per scartare i grappoli non adeguati. Questo non ha impattato sulla qualità del prodotto finale che è molto buono, ma sicuramente ha inciso sui costi”.

A vendemmia ormai conclusa Confagricoltura Piacenza può dunque confermare che anche quest’anno il nostro territorio produrrà vini di buona qualità in tutta la provincia. Va tuttavia segnalato un calo produttivo stimato globalmente attorno al 15%, ma con punte di riduzione anche molto importanti.  “Nonostante Le uve fossero leggermente “asciutte” – precisa Azzali – non hanno presentato problemi durante le varie fasi di lavorazione e presentano un grado alcolico meno elevato rispetto alle previsioni pre-vendemmia. I vini bianchi hanno sofferto maggiormente la siccità, ma hanno comunque un buon quadro aromatico; i vini rossi, che hanno beneficiato delle ultime piogge, presentano un quadro generale migliore”.

Alcuni dettagli a cura dell’ufficio vinicolo dell’Associazione: i vini rossi presentano notevoli intensità coloranti; la Bonarda è caratterizzato da una buona tannicità, caratteristica che si presta ad ottenere vini da invecchiamento. La minor produzione è compensata da una giacenza di prodotto delle annate precedenti il che permette di avere il tempo necessario per portare a termine le lavorazioni necessarie per ottenere il meglio dal frutto della vite. In conclusione: una buona vendemmia nonostante le difficoltà. “Allargando lo sguardo all’andamento del settore, permangono – prosegue Azzali – le difficoltà legate al cambiamento climatico con eventi estremi più frequenti, il calo strutturale dei consumi, la potenza delle lobby anti-alcol che rischiano di minare il sistema vino e non solo (si vedano ad esempio le normative irlandesi), la necessità di modernizzare i vigneti per elevare ulteriormente la qualità con l’obiettivo di avere un maggior valore aggiunto. Sul fronte normativo a livello locale abbiamo fatto un lavoro enorme per la revisione dei disciplinari di produzione delle Doc, ma tutta la normativa di riferimento a monte andrebbe razionalizzata e snellita”.

La presidente di sezione conclude poi con un a riflessione sul mercato:” in Italia e nel mondo sono in calo i consumi, c’è una vera e propria battaglia mediatica contro il vino, il cui consumo deve essere consapevole. Occorre informare e istruire, non proibire – rimarca Azzali -. Mangiare e bere in modo sano è un atto di cura verso sé stessi e un importante aspetto culturale, la banalizzazione di tutti gli aspetti della nostra vita, fino alla semplificazione binaria dei social “mi piace – non mi piace” va contrastata con lo sforzo di informare e trasferire anche alle giovani generazioni il patrimonio di conoscenze, competenze e usi legato al consumo di bevande e cibo”.

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