Piacenza Expo. La minoranza non molla e chiede più trasparenza

La società fieristica ritiene non legittima la richiesta di accesso agli atti di un consigliere che chiedeva di sapere quanti sono i visitatori paganti. Papamarenghi "Stiamo lavorando per portare il Cda in commissione"

Periodo sempre più complicato per Piacenza Expo e per il suo presidente Giuseppe Cavalli finiti sotto i riflettori della politica. Ieri l’ente fiera piacentino è stato al centro del consiglio comunale durante il quale è emerso che Cavalli, nonostante le performance di bilancio non proprio brillanti della società che amministra (a società ha chiuso i conti in rosso per oltre 445mila euro) ha visto lievitare il suo compenso da 20mila euro lordi a 22mila (+10%), un incremento di cui lo stesso sindaco Katia Tarasconi ha ammesso di non sapere nulla (nonostante il comune controlli il 50% di Expo) come racconta Il Mio Giornale.net.

Il problema di maggior rilievo che emerge è però quello della trasparenza. I consiglieri Filiberto Putzu (Liberali), Trespidi e Papamarenghi (Lista Barbieri-Liberi) nei mesi scorsi hanno chiesto – attraverso distinte istanze di acceso agli atti – di avere una serie di informazioni a partire dal dettaglio dei fornitori di servizi di Piacenza Expo (con i relativi importi), passando per il numero di visitatori paganti.

Come ha spiegato oggi pomeriggio in una conferenza stampa il consigliere Jonathan Papamarenghi, le richieste dei consiglieri sono state girate ai vertici di Piacenza Expo dal Comune di Piacenza (azionista di maggioranza) attraverso il direttore generale Luca Canessa.

Le fiere piacentine anzichè fornire i dati richiesti dal proprio azionista di riferimento hanno risposto “picche”. Cavalli ha scritto al Comune dicendo che la Società ha chiesto un parere al proprio collegio sindacale che, per motivi di riservatezza (esposti in un documento allegato) non ritiene legittima la richiesta del consigliere comunale “ed esprime il proprio diniego alla diffusione di dati commerciali rilevanti”.

Nel dettaglio il collegio sindacale, nel proprio parere, ritiene che il consiglio di amministrazione di Piacenza Expo sia legittimato a rispondere negativamente alla richiesta informativa firmata dal dottor Canesa. Questo perché essendo l’ex ente fiera “una società per azioni svolge la sua attività commerciale in autonomia giuridica di diritto privato in un sistema di concorrenza e libero mercato”.

Il collegio sindacale ricorda poi come nelle società per azioni il potere di controllo del socio nei confronti dell’organo amministrativo sia limitato a favore proprio dello stesso collegio a sindacale a cui spetta il compito di vigilare sul rispetto della legge e dello statuto.

Risposta forse ineccepibile in punto di diritto ma che sembra cozzare, come ha ricordato Papamarenghi, con il regolamento del Comune di Piacenza che con l’articolo 36 si occupa del Sistema dei controlli interni e al comma 6 parla proprio del “controllo sulle società partecipate, in capo alla struttura competente in materia di coordinamento dei rapporti con gli enti e le società partecipate ed esercitato con la collaborazione delle strutture competenti nelle singole materie”.

Una collaborazione che nel caso di Piacenza Expo parrebbe latitare tanto che il direttore generale Canessa ha nuovamente preso carta e penna ed ha risposto in maniera perentoria alla società  presieduta da Cavalli intimandogli di trasmettere entro cinque giorni (dal 5 dicembre) i dati precedentemente richiesti.

Ora tutti attendono la prossima mossa della società fieristica. Un muro a muro difficilmente gioverebbe a Cavalli. Chiamato alla guida della società dalla giunta Barbieri (come amministratore unico) era successivamente stato confermato dalla giunta Tarasconi non più in solitario ma affiancato da due consiglieri di amministrazione di peso, Erika Colla ed Elisabetta Montesissa (il tutto con qualche perplessità in seno alla maggioranza, dove c’era chi avrebbe preferito una nuova presidenza). Sarebbe anche interessante capire se su questo “oggetto del contendere” il consiglio si stia muovendo in compattezza o se si tratti di “una fuga in avanti” del solo Cavalli.

Oggi in conferenza stampa Papamarenghi non ha esplicitamente parlato di richiesta di dimissioni.

«Il sindaco valuterà. Di solito quando si chiede di far fare a qualcuno un passo indietro, si fa il contrario. Quindi di certo non lo chiederemo. Sicuramente bisogna chiarire quali sono i doveri di questo rappresentante del comune all’interno di questa società che è stato rinnovato, è giusto ricordarlo, con il voto a favore nemmeno di tutta la maggioranza».

«Ci stiamo muovendo – ha detto –  per far convocare il presidente ed il Cda da una commissione in modo che ci venga a mettere a disposizione quello che fino ad ora non ci ha dato. Visto che la Corte dei Conti regionale ha attenzionato questa e un’altra realtà in tutta la regione, stiamo valutando di mettergli a disposizione queste due repliche (la risposta di Cavalli ed il parere del consiglio sindacale) perchè quantomeno indicano una gestione poco limpida da parte di chi amministra una società a partecipazione pubblica».

Il consigliere comunale ha fatto l’esempio della recente fiera dei vini e della necessità di capire quanti siano stati i visitatori effettivamente paganti e quanti quelli entrati grazie ai numerosi biglietti omaggio distribuiti (secondo i numeri diffusi alla stampa i visitatori sarebbero stati 8 mila). Questo per “pesare” la riuscita di questo salone.

«L’ultima fiera vini – a giudizio dell’esponente della lista Barbieri – ha avuto dei numeri poco positivi nonostante sul territorio, e questo ci tengo a sottolinearlo, ci siano state realtà con in prima fila Confcommercio Piacenza, che hanno organizzato iniziative collaterali molto importanti. Questo indica che la possibilità per fare bene ci sono, a prescindere da grandi fiere che abbiamo perso per strada. Però serve un atteggiamento diverso, più operativo e concreto».

Papamarenghi ha fatto un cenno anche ad un altro aspetto anch’esso oggetto di un accesso agli atti, i costi dei servizi che Piacenza Expo affida a società esterne.

«Ammontano ad oltre 1 mlione e 300 mila euro a fronte di una produzione di 1 milione ed 800 mila euro. Perchè non vengono dettagliati con la specifica dei soggetti che svolgono deteminate attività ed i relativi budget. C’è per caso qualcuno che incassa molto più degli altri? A che titolo? Come vengono scelti?».

 

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