Il nuovo Rettore dell’Università di Parma, Paolo Martelli, scrive agli studenti e al personale

All’inizio del proprio mandato il Rettore Paolo Martelli (in carica per il sessennio 2023/2024 – 2028/2029, ha scritto oggi a studentesse, studenti e personale dell’Ateneo).
Questo il testo della sua lettera.

“Care Colleghe e cari Colleghi, Studenti e Studentesse,

è con onore e gratitudine che mi accingo oggi ad assumere il ruolo di Rettore di questa prestigiosa istituzione accademica. Desidero iniziare rivolgendomi al mio predecessore, il Prof. Paolo Andrei, per esprimergli un sentito e affettuoso ringraziamento per il lavoro svolto e per i successi raggiunti grazie al suo straordinario impegno e competenza. Ho avuto il privilegio di lavorare accanto a Lui in questi anni che hanno trasformato i nostri precedenti rapporti di buona colleganza in una amicizia fraterna e vera. Grazie, Paolo.

Come Rettore non farò mancare il mio impegno a lavorare instancabilmente per rafforzare l’eredità che ricevo, così come per promuovere una cultura di apertura, di accoglienza e di inclusione.

Mi rivolgo a voi tutte e tutti in occasione dell’inizio del mio mandato per condividere alcune riflessioni sul ruolo della nostra Università come luogo di promozione di un futuro che ci auguriamo migliore per le giovani generazioni che ci vengono affidate e per tutta la Comunità cittadina, e non solo, che quotidianamente interagisce con l’Ateneo.

Mi piace richiamare la nostra missione basata sull’avanzamento della conoscenza per rispondere ai bisogni di una società che ci richiede di formare le future generazioni e ancor più di agire come motore della crescita degli individui tutti sul piano personale e sociale, allo scopo di alimentare lo sviluppo di una comunità e di una economia ad alta intensità di conoscenza e a forte vocazione internazionale.

Abbiamo l’obiettivo di accogliere, accompagnare e sostenere ogni studentessa e ogni studente nell’espressione delle proprie potenzialità e nell’individuazione del ruolo che andrà a ricoprire una volta terminato il percorso di studi. Ci viene richiesto di dare risposte affidabili alle esigenze di un sistema connotato da un forte bisogno di innovazione imposto dai rapidi cambiamenti della contemporaneità.

In questo scenario, l’Università gioca un ruolo ancor più complesso, in quanto deve promuovere un atteggiamento di trasformazione del bisogno di innovazione in propensione all’innovazione. La propensione all’innovazione necessita di essere educata attraverso l’esperienza di vita in una comunità aperta al cambiamento, sulla base di valori e competenze quali la capacità di coscienza critica, la non indifferenza rispetto alle grandi questioni che ci circondano, la maturità e il necessario discernimento sul senso della vita. Per perseguire questo obiettivo è necessario il coinvolgimento diretto delle studentesse e degli studenti, affinché siano protagonisti del loro percorso di crescita. Sono il cuore pulsante della nostra istituzione, ne dobbiamo ascoltare le voci, le esigenze e le preoccupazioni e dare loro risposte concrete. Lavoreremo tutte e tutti insieme per creare un ambiente propizio alla loro crescita e al loro benessere.

L’Università non può, inoltre, dimenticare il proprio mandato costituzionale che la porta a fornire le chiavi della conoscenza alle giovani generazioni e a impegnarsi a colmare le differenze sociali, garantendo il diritto allo studio e favorendo lo sbocciare delle facoltà morali e intellettuali delle giovani generazioni e di tutte le persone che fanno parte della comunità universitaria. Se la Società ci assegna questo ruolo istituzionale, ragione del nostro esistere, se i giovani giustamente lo pretendono, l’Università deve riflettere su sé stessa per adeguarsi ai cambiamenti e dare risposte coerenti. 

Solo a titolo esemplificativo, nei primi mesi del mio mandato siamo chiamati ad affrontare il problema dell’eccessiva macchinosità di un certo numero di procedure amministrative che risultano inefficaci e che provocano una disaffezione verso l’Istituzione da parte dei diversi destinatari dei servizi offerti. Ciò implica una revisione dei processi che passa attraverso una mappatura “dal basso”, in grado di coinvolgere ad ogni livello tutta la comunità accademica, e una successiva fase di sintesi atta a promuovere i cambiamenti necessari e sostenibili. Questo percorso non deve trovare scorciatoie quanto, piuttosto, definire procedure che, nel rispetto della normativa vigente, conferiscano maggiore efficacia ed efficienza alle nostre azioni.  Tali cambiamenti devono poggiare su una corretta interpretazione delle potenzialità offerte anche ricorrendo alla digitalizzazione, in modo tale da ottenere un impatto positivo sul benessere delle persone. È questo il primo risultato che si vuole e si potrà raggiungere, se il processo verrà sostenuto dal contributo e dalla partecipazione di tutti.

Volgo ora lo sguardo al rapporto tra l’Università e il territorio in cui è saldamente insediata da secoli. L’Università si sta mettendo in gioco per rispondere a quanto la Città ci chiede, ma anche l’Università ha bisogno dell’aiuto della Città, perché quest’ultima possa accogliere i nostri studenti e studentesse, linfa vitale dell’oggi e del domani della nostra Comunità. Accogliere le studentesse e gli studenti significa dar loro servizi adeguati e dignitosi al giusto prezzo: trasporti, servizi di ristorazione e intrattenimento, luoghi per la socializzazione, opportunità di lavoro compatibili con lo status di studente e necessarie per portare a termine il percorso universitario. Insieme dobbiamo, poi, affrontare il problema prioritario che circa quindicimila studenti e studentesse “fuori sede” devono affrontare: l’alloggio. A Parma sono migliaia gli appartamenti sfitti e troppo poche le residenze universitarie disponibili.

Faccio, pertanto, un appello alla Città, ai suoi cittadini e alle sue Istituzioni, affinché ci si possa incontrare al più presto per riprendere con energia e convinzione la ricerca di possibili soluzioni per affrontare questa emergenza nazionale che solo apparentemente riguarda esclusivamente l’Università, ma che coinvolge tutto il sistema: migliaia di giovani che vivono in modo positivo la nostra Comunità sono un valore aggiunto per una convivenza serena e per trasmettere, anche al di fuori della realtà locale, il benessere che questo territorio ha saputo costruire attraverso le generazioni e di cui Parma ha fatto tesoro nel tempo e potrà, anche attraverso i nostri studenti, far tesoro in futuro. Grazie al contributo di tutte e tutti.

La nostra Università ha saputo attraversare i secoli costruendo una identità in costante divenire ma fedele a valori di civiltà che oggi ci portano ad accogliere studenti e studentesse provenienti da altri Paesi, anche da quelli in cui i diritti umani sono violati, e dare loro la possibilità di comprendere che cosa significhi vivere liberi e in un contesto basato sui diritti civili, così come lo imparano i nostri figli.

Mi piace pensare che tutte le studentesse e gli studenti, al termine della loro esperienza che avranno vissuto da protagonisti, saranno cittadine e cittadini più consapevoli con un “pezzo di Parma” dentro di sé, a ricordare loro la ricchezza del convivere e del vivere sulla base dei valori che hanno sperimentato nell’incontro con la nostra Università e la Comunità di Parma.

Insieme possiamo costruire un futuro luminoso per la nostra Università, un futuro in cui innovazione, educazione e formazione di alta qualità vadano di pari passo.

Ringrazio ciascuno e ciascuna di voi per la fiducia riposta nella mia persona e per l’opportunità che mi viene offerta di servire, come Rettore, la nostra Comunità accademica e la Città”.

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