Vicenda handbike. Barbieri: “Le responsabilità non si rifuggono, si affrontano”

L'organizzazione "accusata" dall'Amministrazione non ci sta e deposita una diffida. Papamarenghi dice: "il sindaco ha detto il falso in consiglio comunale e nei comunicati che sta diffondendo"

Avrebbe dovuto essere una bella pagina di inclusività sportiva, l’abbraccio di una città ad ottanta caparbi atleti, capaci di correre, gareggiare ed emozionare, nonostante i rispettivi handicap. Invece la 6° tappa del Giro d’Italia Handbike (cancellata) rischia di trasformarsi in una squallida sequela di carte bollate che potranno forse restituire una verità giudiziale ma mai compenseranno moralmente i ciclisti per la delusione subita e la corsa “scippata”.

Ieri sera abbiamo dato conto del comunicato diffuso dall’Amministrazione, che ipotizzava di adire a vie legali nei confronti della SEO A.s.d., l’associazione sportiva dilettantistica non a fini di lucro organizzatrice della competizione, che – secondo la giunta guidata da Katia Tarasconi – “avrebbe unilaterale deciso di non far svolgere la tappa”.

Oggi in una conferenza stampa, convocata dai consiglieri di centro destra, si è venuto a sapere che la stessa SEO A.s.d. non se ne sarebbe stata con le mani in mano davanti a quanto ventilato da Palazzo Mercanti ma avrebbe anzi depositato una diffida con destinatario lo stesso Comune.

All’incontro di questo pomeriggio erano presenti oltre al consigliere Jonathan Papamarenghi anche tre consiglieri comunali che di mestiere fanno l’avvocato: l’ex sindaco Patrizia Barbieri, la capogruppo di Fratelli d’Italia Sara Soresi e Gloria Zanardi.  O l’amministrazione è in possesso di carte, accordi, lettere diverse da quelle emerse dall’accesso agli atti presentato dai consiglieri o altrimenti non si comprende come tre esperte legali del foro piacentino affermino e ribadiscano esattamente il contrario di quanto sostenuto dal sindaco Tarasconi e dall’assessore Dadati, ossia che la responsabilità di trovare i volontari fosse a carico del Comune e non della SEO.

Tanto che il consigliere Papamarenghi arriva ad accusare il sindaco di Piacenza di non aver detto il vero «gli atti che abbiamo acquisito dimostrano che il sindaco ha detto il falso in consiglio comunale e soprattutto attraverso i comunicati che sta diffondendo. Carte alla mano si vede come il Comune purtroppo fosse responsabile di ciò che non ha fatto. Non posiamo quindi accettare da consiglieri, da piacentini, che vada avanti un percorso di questo tipo».

Secondo Sara Soresi, stando ai documenti in loro possesso, se il Comune davvero dovesse proseguire con l’idea di fare causa agli organizzatori le chance di sconfitta sarebbero elevate: «Beh sinceramente leggendo i documenti, dico che, legalmente parlando, quello che serve è lo scritto e non il verbale. Leggendo i documenti pare palese, evidente, la responsabilità di assessore e sindaco e quindi dell’amministrazione. Per cui mi farei qualche domanda cioè: se andiamo in giudizio (e se ci andiamo prima di tutto) e poi se andiamo in giudizio vinciamo o la possibilità di perdere alta? Perché in questo caso oltre ai 25.000 € (stanziati per la gara mai svoltasi ndr.) dovremmo dare anche altri soldi cioè quelli delle spese di soccombenza».

 

Le distanze fra quanto sostengono i consiglieri di minoranza e sindaco ed assessore sembra così siderale che viene da chiedersi se abbiano letto le stesse carte o se sia solo un problema di interpretazione delle stesse. Un dubbio a cui ci ha risposto l’ex sindaco Patrizia Barbieri «Penso che (le carte ndr) non siano state lette perché, a questo punto, sono talmente evidenti le responsabilità sugli incartamenti che vengono offerti dallo stesso Comune! Ci si chiede addirittura se ci sia anche coerenza con quello che è stato dichiarato all’interno del Consiglio comunale. Lunedì, in consiglio, è stata data una versione che vedeva l’assessore Dadati che si è assunto la responsabilità. Oggi vediamo invece il sindaco che dice che è colpa dell’organizzatore. Insomma c’è qualcosa che non funziona. Le carte sono di facile comprensione: allora o è successo qualcosa che non è ancora noto, ma che non traspare dalla documentazione, o altrimenti è inutile che andiamo avanti a colpi di comunicati peraltro slegati da qualsivoglia prova rispetto a quello che sostengono gli organizzatori. Gli organizzatori hanno fatto vedere quelli che erano gli accordi, quelli che erano i verbali, quelli che erano i contratti e quelli che sono gli impegni dell’amministrazione. Io dall’altra parte non ho visto prove contrarie rispetto a questa ricostruzione. Oggi arriva addirittura la diffida (da parte degli organizzatori ndr) che dice “attenzione sindaco che non solo vi chiediamo di non andare oltre nel dare interpretazioni che sono fuorviate ma dall’altro lato ci riteniamo lesi” quindi c’è addirittura il rischio di un’ulteriore danno (a spese delle casse comunali ndr)».

Gloria Zanardi invece punta ancora il dito contro la garante dei diritti della persona disabile,  Miriam Stefanoni, che non è intervenuta sulla questione ed il cui silenzio viene definito “assordante”  «se il garante non interviene in momenti come questi, non sappiamo quando dovrebbe intervenire)».

Patrizia Barbieri infine indica quella che a suo giudizio sarebbe la strada da seguire «Io penso che il problema dovrebbe essere affrontato seriamente: si è creato, ci sono delle responsabilità … non si rifugge dalle responsabilità, le si affrontano, si parla con correttezza di quello che è accaduto e poi, da lì, si cerca soprattutto di dare dignità ad una vicenda che sta veramente scadendo».

 

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