Piacenza, abbiamo un problema! Indagati nove poliziotti della questura

Dopo gli arresti degli agenti dell'antidroga del 2013, dopo la caserma Levante, la nostra città subisce una nuova inchiesta che coinvolge le forze dell'ordine. Le accuse arrivano da alcuni arrestati

Piacenza rischia di battere ogni record italiano sul fronte delle indagini che riguardano le forze dell’ordine. L’ultima in ordine di tempo è quella che sta emergendo in queste ore e che coinvolge nove poliziotti della questura di viale Malta, finiti al centro di un’inchiesta condotta dal pm Daniela di Girolamo. Gli agenti, tutti appartenenti alla squadra volanti, sarebbero accusati di una serie di reati che andrebbero dal falso in atto pubblico, all’arresto illegale, alla calunnia. Tutto sarebbe partito dalle denunce presentate ai carabinieri da tre giovani nord africani, arrestati per spaccio ed altri reati, che avrebbero accusato i poliziotti di aver attestato il falso nei verbali relativi al loro fermo. Secondo quanto emerge i poliziotti avrebbero “calcato la mano” nei verbali così da rendere più gravi le accuse nei confronti dei fermati distorcendo la realtà dei fatti.

Il gruppo di poliziotti, su ordine della Procura, sarebbe stato posto “sotto osservazione” per circa sei mesi (da gennaio a giugno) attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, parrebbe anche con l’uso di trojan. A tutti i poliziotti coinvolti, nei giorni scorsi, sono stati notificati i relativi avvisi di garanzia e sarebbero anche stati sequestrati i cellulari per ulteriori analisi tecniche. Sono anche stati trasferiti dalle volanti ad altri servizi, in attesa che si chiarisca il quadro accusatorio.

Premesso che la regola dell’innocenza fino a condanna definitiva vale per tutti (compresi i tutori dell’ordine), premesso che sarà fondamentale vagliare le dichiarazione degli arrestati per capire se effettivamente hanno subito un abuso o se la loro è una strategia difensiva messa in atto per sfuggire alle maglie della legge, resta forte la preoccupazione per il ripetersi di episodi similari sul territorio provinciale nell’arco di un decennio circa.

Il primo, lo ricordiamo, fu quello che vide coinvolti, nell’aprile del 2013, oltre una decina di poliziotti, in gran parte impegnati nell’antidroga. Un blitz clamoroso condotto dal nucleo investigativo dei carabinieri che portò a numerosi arresti e denunce, sfociate poi in altrettante pesanti condanne in tribunale.

Sette anni dopo, nel luglio del 2020, a finire in manette furono invece sei carabinieri della Caserma Levante, con la Procura che arrivò addirittura a sequestrare la caserma di via Caccialupo. Pesantissime le accuse dallo spaccio, dall’estorsione alla tortura, dall’abuso di ufficio alla falsità ideologica. I militari sono stati tutti condannati in primo e secondo grado, con pene variabili a seconda delle singole responsabilità.

Sebbene si tratti di episodi distinti e diversi fra loro non si può, per l’ennesima volta, girare la testa davanti a quanto accaduto e fingere che nella nostra città vada tutto bene.

Vedere per tre volte in decennio le forze dell’ordine di Piacenza coinvolte in altrettante indagini (tutte imperniate su “abusi di potere”) richiede una profonda riflessione a livello locale ma in special modo a livello nazionale.

Tornano in mente le parole che ebbe a pronunciare il prefetto Daniela Lupo che si insediò proprio pochi giorni dopo lo scandalo Levante “Una grande fiducia dovrebbe scattare nei cittadini, perché il fare emergere una situazione (quella della Levante ndr) costituisce anche opportunità di rinnovamento, di rafforzamento e di miglioramento”.

Ecco questo rinnovamento, miglioramento e rafforzamento allora auspicati dal rappresentante del Governo – se le accuse dovessero risultare attendibili – parrebbero non aver trovato terreno fertile dove attecchire.

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2 Commenti

  1. E assolutamente vergognoso quello che di nascosto si ripete da molti anni lì a Piacenza. I cittadini non hanno più fiducia e stima nelle forze dell’ordine, perché dovrebbero difendere il paese dalla corruzione, invece sono proprio anche loro a fare abuso di potere. Mi dispiace affermare che non sono gli unici a commettere certi reati, ma in altre città come Reggio Emilia e provincia abbiamo lo stesso problema che si manifesta in maniera diversa, ma sempre abusi di potere sono.

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