«Il cinema ha bisogno di manifestazioni come queste»

La seconda giornata della kermesse che si è svolta al PalabancaEventi. Nel pomeriggio presentati i libri di Luca Pallanch e Yassmin Pucci (nipote della sorella gemella dello scià di Persia)

La seconda giornata, come la prima, del Festival del cinema in pellicola – evento ideato da Giorgio Leopardi con l’Associazione culturale I.N. Artists, con il sostegno di Banca di Piacenza, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Camera di Commercio dell’Emilia e il patrocinio di Comune e Provincia di Piacenza – ha vissuto di due momenti: la presentazione – al pomeriggio, in Sala Panini – del libro di Domenico Monetti e Luca Pallanch “Per i soldi o per la gloria – Storie e leggende dei produttori italiani dal dopoguerra alle Tv private” (Minimum fax edizioni), abbinata all’illustrazione del progetto di libro dell’attrice italo-persiana Yassmin Pucci “Non chiamatemi Principessa” e la proiezione in 35 mm con una macchina della collezione del compianto Paolo Truffelli (sindaco della Banca) – in serata, nella Sala Corrado Sforza Fogliani appositamente allestita – del film di Ugo Chiti (prodotto da Leopardi) “Albergo Roma”, del 1996.

LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI PALLANCH

Dopo il saluto della Banca portato da Ludovico Mazzoni, responsabile della Direzione crediti, in Sala Panini il giornalista Mauro Molinaroli ha moderato l’incontro che ha visto Luca Pallanch – del Centro sperimentale di cinematografia, critico collaboratore de “La Verità” – e Giorgio Leopardi dialogare sul mondo dei produttori cinematografici a colpi di aneddoti. Il volume, ha spiegato Molinaroli, ha avuto una gestazione piuttosto lunga (9 anni) ma il risultato è molto interessante: un libro che raccoglie le interviste ai più grandi produttori cinematografici italiani che hanno iniziato la loro attività negli anni Sessanta e Settanta, facendoli diventare protagonisti di un racconto di una stagione memorabile del cinema italiano. E tra gli intervistati c’è proprio il piacentino Leopardi (“L’industriale prestato al cinema”, come viene descritto nel volume) che risponde alle domande con grande sincerità, parlando anche delle «fregature» di cui è rimasto vittima. «Per una cifra abbordabile – ha raccontato – ho avuto la possibilità di acquisire alcuni film di Pieraccioni. Ma me li sono lasciati scappare, perché altrimenti Nuti mi avrebbe fatto una scenata. I film furono un successo e Pieraccioni, ogni volta, mi telefonava dicendomi “ho fatto un altro miliardo”».

L’INTERVENTO DI YASSMIN PUCCI

A seguire ha preso la parola l’attrice italo-persiana Yassmin Pucci, che ha illustrato il suo libro (pronto, ma che deve ancora uscire) “Non chiamatemi Principessa”, un romanzo sulla storia della sua famiglia che vede protagoniste tre generazioni di donne il cui destino è indissolubilmente legato alle dolorose vicende dello Scià di Persia, fratello gemello della nonna di Yassmin. Un volume che racconta un Iran che fino al 1979 era paragonabile a un Paese occidentale. «Oggi siamo tornati al medioevo – ha riflettuto l’attrice – e con questo libro voglio prestare la mia voce alle donne iraniane che combattono per i loro diritti rischiando la vita».

LA PROIEZIONE DEL FILM DI CHITI

In serata un pubblico numeroso ha assistito alla proiezione del film di Ugo Chiti “Albergo Roma”, con Debora Caprioglio, Alessandro Benvenuti, Lucia Poli, Claudio Bisio e un giovane Giorgio Panariello nel ruolo di maresciallo dei Carabinieri. Prima del film, Steve Della Casa, direttore artistico del Festival, ha introdotto gli interventi del giornalista del Corriere Paolo Baldini e delle attrici Carmen De Venere e Lucia Poli, entrambe nel cast del film di Chiti. «Sono contento di vedere la sala piena – ha esordito il giornalista piacentino del quotidiano milanese -, il cinema ha bisogno di questo. L’idea di un festival dei film in pellicola valorizza una certa memoria e assume un’importanza generale se non è solo un qualcosa di nostalgico. Leopardi ha dato tanto al cinema italiano. Innumerevoli gli aneddoti che mi legano a lui: lo ricordo le sfide a tennis con Gillo Pontencorvo a Venezia e ho sempre pensato che Giorgio lo lasciasse vincere, l’allora direttore del Festival del cinema; memorabile, poi, il suo tentativo di approccio con Harrison Ford condito da qualche frase in piacentino». Steve Della Casa ha sottolineato come Ugo Chiti sia sempre stato uno sceneggiatore e regista di teatro, ma che fu convinto a girare “Albergo Roma” proprio da Leopardi. Il film è ambientato nel 1939 in un paesino della Toscana che si sta preparando alla visita di Benito Mussolini. Il ritrovamento di un feto in decomposizione mette in subbuglio il piccolo centro, con le autorità impegnate nella ricerca di un colpevole a tutti i costi. Carmen De Venere ha posto l’accento sulla trentennale amicizia che la lega a Leopardi (il quale ha definito “Albergo Roma” «uno dei film più importanti che ho fatto)», che l’ha spesso voluta nelle sue produzioni, anche con piccole parti come in questo caso, perché la considerava un portafortuna. Lucia Poli – che per l’interpretazione di questa pellicola ha vinto un premio a Venezia – ha spiegato il suo ruolo nel film (una sarta pettegola che dalla finestra controlla tutto quello che succede in paese) ed evidenziato le grandi qualità di drammaturgo di Ugo Chiti.

 

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